________________________________________________________________________
Ciao a tutti, sono un chitarrista che pratica la sua arte nel tempo libero. Io vorrei suggerire un parallelo tra il mondo musicale e il mondo del vino... Negli anni '80 il settore vinicolo era in piena crisi e a forza di risparmiare e di vendere sottocosto si arrivò sino al vino al metanolo... Il mondo vinicolo di allora si interrogò su come si fosse arrivati sin lì. Praticamente la clientela a cui essenzialmente si erano sempre rivolti era fatta da persone ormai anziane che cercavano di risparmiare al massimo senza valutare la qualità, si trattava di forti consumatori votati al solo risparmio. Un'analisi più approfondita del mercato rivelò tutta una serie di consumatori che invece non erano mai stati abituati al consumo di vini (soprattutto giovani e donne). Con un grande sforzo il mercato vinicolo si è così modificato radicalmente in questi anni e ha dato la possibilità di lavoro a tanti piccoli produttori che si sono ritagliati un nuovo mercato specializzandosi in alcune produzioni particolari. Ma cosa c'entra tutto ciò con la musica. Probabilmente nulla ma è solo per portarvi a ragionare in termini razionali sull'argomento senza farvi prendere troppo dall'emotività o dal disfattismo. Oggi, nel mondo musicale, abbiamo dei fortissimi consumatori nei giovani, consumatori che però sono diseducati (un po' come i vecchietti del vino...) e quindi anche loro hanno il ”braccino corto” e se possono scaricare il “metanolo musicale” lo fanno volentieri al posto del disco. Ci sono invece una serie di consumatori a cui il mondo musicale non si rivolge o meglio presta scarsa attenzione. Ad esempio la mia generazione (sono del '60) ha vissuto un periodo di grandi cambiamenti nel mondo musicale e pur apprezzando anche alcuni brani odierni, rimane comunque attaccata a quel substrato che l'ha nutrita e cresciuta. Ma è una generazione molto interessante dal punto di vista economico, è una generazione che è in grado di apprezzare un buon lavoro da uno scadente e ha la possibilità di spendere anche per un buon disco. Per chiudere, arrivando al sodo, io credo che la specializzazione anche nel settore musicale sia vincente e soprattutto bisogna avere più coraggio e scegliere quei settori che possono fornire più reddito. Dobbiamo anche fare più “cultura musicale” nei confronti di tutti quelli con cui entriamo in contatto. Ad esempio, per gli studi di registrazione, io farei dei wokshop per gruppi e per musicisti in genere, dove spiegare e sentire dal punto di vista pratico la differenza tra una buona incisione, un buon arrangiamento, e un buon mixaggio... Le orecchie le abbiamo tutti per sentire e cogliere le differenze ma se non c'è nessun esperto che le fa notare al singolo, questo continuerà a comperare il solito “struppa-struppa” da ascoltare a tutta manetta, o meglio, non lo compra nemmeno perchè lo scarica direttamente dalla rete, “tanto è uguale”. Un'ultima riflessione sul CD. CD, come mp3, è ormai sinonimo di alta qualità a bassissimo costo, ma che vuol dire? Cosa c'è dentro questa alta qualità? C'è qualcuno che è in grado di spiegarlo alla gente? Vogliamo prenderci carico di fare cultura anche su questi sciocchi luoghi comuni? Auguro a tutti Buona Musica.

Applauso in piedi!
RispondiEliminaBella lì !!!
RispondiEliminacerchiamo di essere pragmatici. ho capito l'analogia con il vino di Fabio ma subito dopo l'essere "razionali" lo inviterei ad essere "Nazionali".
Perchè il primo problema di cui dobbiamo renderci conto ( anche se non possiamo fare praticamente nulla) è che il mercato musicale in italia è inesistente
paesi come l'inghilterra hanno saputo risanare il proprio debito di guerra coi proventi fiscali della musica "leggera" e ne hanno fatto una lucrosa industria da esportazione.
in italia non esiste nulla
sarà colpa della SIAE, sarà colpa di major e grandi industrie discografiche che non hanno saputo o voluto investire, sarà colpa dell'attaccamento al "bel canto" versus gli urlatori moderni o forse della mancanza di educazione alla musica di cui soffriamo
( io credo un pò di tutto questo)
ma resta il fatto che qui si può fare i discografici solo per passione e se si hanno dei soldi da buttare.
Scusa stefano; io capisco il vostro punto di vista sulla qualità e sulla qualità sonora ma vi posso assicurare per la mia esperienza di chi è a contatto tutti i giorni in negozio con chi questa musica la compra che non esiste nella maniera più assoluta una percezione ed una visione univoca di questa eccellenza.
e neppure la vedo nei dischi stranieri che arrivano.
Per me il punto è :
1 accesso al mercato internazionale ( o extra italiano)
2 valore della promozione e marketing rispetto alle potenziali vendite
3 organizzazione e pianificazione del booking per i concerti
Premetto Paolo che io non ho di certo la soluzione al problema, questo blog dovrebbe servire per capire e ragionare. Detto questo sono d' accordo con te che la "qualità sonora" come la chiami tu non risolve il problema. Se esiste una qualità è di natura molto piu' complessa. Credo che ci sia una visione un po' storpiata dalla grandissima disponibilità di mezzi che abbiamo avuto in questi anni che ha portato a confondere le priorità della musica e qui ribadisco un concetto che ho già espresso nell' altro post: una volta (odio dire "una volta" ma va beh...) i musicisti, soprattutto i dilettanti perdevano un sacco di tempo cercando di elaborare la propria musica investendo in ricerca, passione e in primis in TEMPO. Adesso siamo tutti esperti di social net, discreti videomakers e grafici provetti. Per la nostra musica spendiamo si e no un terzo dei nostri pochi soldi e ci convinciamo che tutto sommato se nello studio piu 'importante d' America usano il Protools, anche noi con il nostro computerino e il nostro ProTools LE non siamo molto da meno. Io non sono un purista del suono, anzi, ho mixato dischi fatti con una scheda audio da 30 euro e un microfono USB, cerco nelle, produzioni che seguo di mantenere anche le riprese fatte in sala prove (che spesso sono incredibili) ma l' importante è sapere cosa si sta facendo. Tutta questa disponibilità crea una sensazione di onnipotenza e quando TUTTI la pensiamo cosi' il gioco è fatto. Ma su questo vorrei scrivere un post un po' piu' ragionato. Ultima considerazione: non credo che si possa tornare a vendere dischi come una volta, questo è un mondo diverso, con altre regole. Queste regole sono da definire, ma dobbiamo anche definire cosa dobbiamo vendere qui sta il problema.
RispondiEliminaCosa andiamo a vendere al mercato internazionale? e cosa andiamo a promuovere?
Tu ne fai una questione di strutture, io credo che forse nelle bottiglie c'è troppo metanolo ma non vogliamo vederlo...
Insegno Arte&Immagine alle medie, come seconda (o prima) attività fotografo per l'editoria, suono la chitarra per hobby. Ho fatto qualche anno di Conservatorio e una delle mie grandi passioni è, appunto, la musica. Intervengo, perciò, non da tecnico ma in qualità di fruitore ed educatore. La maggior parte dei miei giovani allievi scarica a manetta da internet e ascolta tramite lettore portatile mp3 o cellulare. Ho provato a chiedere, sentire ciò che registrano e parlare di mia demoralizzazione è poco in relazione a qualità di contenuti e sonorità. Nessuno compera o si fa regalare dei CD, pure i genitori ascoltano musica tramite il web o via radio. La scuola cosa potrebbe fare? Potrebbe fare tanto ma quando l'insegnante propone l'ascolto di qualche brano, cosa utilizza? Apparecchiature di riproduzione obsolete, economiche per cui anche un buon CD rende penosamente. Le scuole pubbliche oggi più che mai sono povere e acquistano privilegiando materiali di basso prezzo. Manca, in definitiva, la cultura del buon ascolto come, da parte mia, per la mia materia, è molto difficoltoso educare alla visione. Dalle famiglie raramente viene un supporto, spesso gli stessi ragazzi mi confidano gli "apprezzamenti" dei genitori su alcune materie ritenute secondarie: Arte, Storia dell'Arte, Educazione Musicale, Educazione Tecnica ormai sono vissute come una perdita di tempo (e il nostro Ministero della P.I. di certo non ha una considerazione migliore).
RispondiEliminaNell'età in cui l'individuo è più ricettivo, la scuola impartisce un'educazione assai parziale: sulla carta programmi ridondanti che però dovrebbero esser svolti in una o due ore alla settimana con mezzi insufficienti (parlo sempre per le succitate materie). Questi nostri adolescenti cosa saranno da adulti imparando ora a scaricare piratescamente mp3 a 64 o 96 Kbps, a fare e guardare fotografie jpg a bassa definizione (per questioni di spazio e velocità), osservando riproduzioni d'importanti opere d'arte da testi scolastici che mai rispettano il giusto cromatismo o le propongono in dimensioni ridicolmente ridotte?
La regola che impera è: “consumare” tanto e in fretta. Riguardo ai contenuti, per un consumo di massa non possono ch'essere “leggeri” tanto d'arrivare al “non-contenuto” ossia al niente.
È ora d'obbligo cambiare la scuola, il modo d'educare se non vogliamo ritrovarci immersi nella vacuità assoluta; occorre dare spazio alla “Cultura del Bello” perché è attraverso il Bello che si potrà modificare l'attuale tendenza della società ad appiattirsi sui valori culturalmente (ma non solo) più miseri.
Beh, che dire Paolo, hai "fotografato" al meglio la situazione musicale italiana da un osservatorio privilegiato quale quello scolastico. Il bello di questi interventi è che sono desolatamente incontestabili ma innegabilmente pervasi da un forte desiderio di cambiamento. Ci siamo detti ormai tutto sul presente, ora direi di affrontare il cambiamento. Vorrei tornare al vino perchè mi sembra il leitmotiv che guida ormai i nostri interventi. Cosa ha fatto il settore vinicolo per gestire il cambiamento, come si sono mosse le cantine? Stabilito che avevano necessità di educare e formare i target (di clienti) ritenuti interessanti, come prima cosa hanno individuato quelle aree di riferimento che potevano gestire e velocizzare il processo culturale e le hanno "presidiate". Nel caso del vino tali aree erano rappresentate dai ristoranti che sino a quel momento vivevano il prodotto "vino" in modo totalmente individuale e personalizzato. I distributori di bevande all'ingrosso hanno rappresentato il fulcro di tale presidio da parte delle case vinicole/cantine. Interessati economicamente hanno presidiato e catechizzato il mondo della ristorazione facendo trasferire a cascata nei confronti del consumatore, il "verbo" desiderato. E' un processo lento che ha portato però i consumatori a conoscere ed apprezzare vini di tutte le regioni d'Italia e anche del mondo. E nel nostro benedetto mondo musicale che possiamo fare? Si accettano scommesse. Buona Musica a tutti
RispondiEliminaMale che vada mi sa che qui ci facciamo un libro... Riprendo il commento precedente, torniamo ora al mondo musicale. Sono sincero, conosco poco i meccanismi distributivi di tale mondo ma a grandi linee posso indivduare i target e chi può guidare il cambiamento. Innanzi tutto paragoniamo un piccolo produttore musicale con una piccola cantina (arieccolo con stò vino!). I terreni/vigneti della cantina detteranno in modo inequivocabile le tipologie di vini da produrre/commercializzare. Nel caso del nostro produttore musicale sarà il suo background di esperienza/conoscenze a dettare le tipologie di prodotti da proporre sul mercato. In ambedue i casi, essendo strutture piccole, dovrà essere preso in considerazione un mix di prodotti adeguato al mercato di riferimento e completo dal punto di vista della gamma. Ad esempio, una piccola cantina si potrà permettere di vendere un solo tipo di prodotto solo quando sarà pienamente affermata e riconoscibile sul mercato. Dovendosi affermare, invece, offrirà sicuramente al mercato prodotti di tipologie diverse. Ritorniamo al piccolo produttore musicale, come troviamo un parallelismo?
RispondiEliminaCiao a tutti, sono Blodio, musicista, operatore culturale, discografico indipendente. Il parallelismo con il vino da parte mia mette in luce un aspetto assolutamente allarmante. Con il vino i "consumatori da metanolo" erano i vecchi, attenti solo al portafogli, e il mercato "da lavorare" erano giovani e donne, categorie che hanno permesso all'esperienza vinicola di ricrearsi sulle nuove generazioni. Nella musica i "consumatori da metanolo" sono i giovani, coloro che tra un decennio saranno padri e che dovrebbero aver l'onere di educare e di portare avanti un senso culturale del nostro mondo. Se coloro che educheranno tra dieci anni sono gli stessi che non hanno una cultura oggi, quell'effetto leva che l'esperienza del vino ci insegna sarà duro a manifestarsi.
RispondiEliminaCome gli mp3 insegnano, l'industria inseguendo i pochi profitti dell'oggi (assecondare questa voglia di velocità e di utilizzo immediato) scopre il fianco al nulla del domani. Per quanto può sembrare romantico e anacronistico il problema dal mio punto di vista sta nella totale mancanza di mistero in ciò che concerne la musica. La possibilità di avere tutto e di averlo subito, la possibilità di guardarsi le clip dei nostri artisti preferiti intanto che registrano in studio, la possibilità di scaricarsi un disco un mese prima che sia pubblicato, sono tutte cose su cui l'industria punta un sacco, ma allo stesso tempo sono la sua rovina. La magia della musica sta nel mettersi lì ad ascoltarla, guardare una copertina e immaginarsi cosa ci sta dietro, guardare le foto del libretto e immaginarsi cosa stava succedendo in quel momento, aprire un vinile e sniffare l'odore!!. Ho ricominciato da qualche anno a comprare vinili e ad annusarmeli, è una sensazione pazzesca, il problema sta nello spiegare sta cosa a quei giovinastri scapigliati che con fare buffo ti chiedono "Ma tu hai anche il lettore di vinili?"
Amen
Purtroppo mi trovo completamente d'accordo con blodio...è una questione "tragica" l'inversione generazionale così come è stata descritta...e comunque in generale la musica in italia produce pochissimo business...pochissimi operatori, musicicsti, e quant'altro riescono a viverci dignitosamente...comunque...il problema secondo me - trattato in questo modo - rientra in un quadro generale estremamente complesso.troppo.io direi che nel blog di stefano il punto di partenza era fare una riflessione sulla professionalità, sulla qualità e dignità di alcuni operatori del settore...questa è la domanda...ma come pensiamo di spostare l'educazione al buon gusto e all'ascolto ponderato sui giovani se, i musicisti per primi...non hanno la minima idea di cosa voglia dire qualità?
RispondiElimina